Sono sicura che durante il vostro ultimo controllo medico vi è stato testato il livello di vitamina D nel sangue. Fino a poco tempo fa la vitamina D era data solo ai bambini per prevenire il rachitismo. Perché allora oggi si parla così tanto di questa vitamina e quasi tutti gli adulti prendono un supplemento di vitamina D al giorno?
Per prima cosa delle giuste concentrazione nel sangue di vitamina D sono fondamentali per il nostro sistema muscoloscheletrico. Importantissimo soprattutto in persone che soffrono di diminuzione della densità ossea come nel caso di osteoporosi. Infatti la vitamina D permette l’assorbimento di calcio e fosforo dall’intestino regolando quindi la corretta mineralizzazione delle ossa. Questa vitamina ha un’importanza strategica in caso di controllo del peso, un buon funzionamento del sistema immunitario, del cervello, del cuore e del nostro scheletro. Inoltre regola l’espressione di più di 2000 geni.
Ma da dove si prende la vitamina D?
La principale fonte è il SOLE!
La vitamina D viene sintetizzata direttamente nella nostra pelle grazie all’azione dei raggi ultravioletti B (UVB) della luce solare. È stimato che 20 minuti di esposizione solare possono produrre fino a 20’000 IU (international units) di vitamina D. Una carenza di vitamina D è diventata pandemica (epidemia estesa e di rapida diffusione) nei paesi nordici dove la luce solare è ridotta per molti mesi l’anno. Non da dimenticare che il nostro stile di vita ci impone delle giornate all’interno di strutture e quando siamo fuori è spesso necessario l’utilizzo di creme solari per proteggerci dagli effetti negativi che quest’ultimi possono avere.
Attraverso l’alimentazione è difficile assumere le giuste quantità di vitamina D necessaria giornalmente. Sono difatti pochi gli alimenti che ne contengono adeguate dosi. Tra questi un alimento particolarmente ricco è il fegato di merluzzo. Pesci grassi, come salmone, acciughe ed aringhe, uova, fegato, carni rosse e verdure a foglia verde sono gli altri alimenti che contengono questa vitamina. In alcuni paesi viene aggiunta a latte e prodotti per neonati.
Una volta introdotta nel nostro corpo la vitamina D subisce due processi di attivazione, uno nel fegato (25 idrossi vitamina D, 25-OH-D) ed uno nei reni (1,25-diidrossivitamina D) con la finale produzione di calcitriolo, un ormone biologicamente attivo.
Il dosaggio giornaliero raccomandato è:
Sintomi di carenza da vitamina D possono variare considerevolmente e non sono subito riconducibili a tale deficit. Tra questi si riscontra dolore alle ossa e debolezza muscolare, osteoporosi, ipertensione, disturbi cognitivi, disturbi emotivi e psicologici, depressione ed asma soprattutto nei bambini.
Gli ultimi 15 anni di ricerca hanno dimostrato molteplici effetti benefici sulla salute di adolescenti ed adulti. Una carenza di vitamina D, anche lieve, può essere un fattore di rischio per problemi quali:
Più nel dettaglio la vitamina D agisce a livello scheletrico, come già detto sopra, per controllare l’assorbimento ed il metabolismo del calcio e del fosforo, inoltre a livello non scheletrico aiuta il sistema immunitario producendo sostanze naturali con un’azione antibiotica (catelicidine) che distruggono batteri, funghi e virus (soprattutto il virus del raffreddore). Carenze di questa vitamina possono interferire con la produzione di leptina, un ormone importante nella regolazione dell’appetito e della spesa calorica. Ricettori per la vitamina D sono presenti anche nel cervello dove stimolano la produzione di serotonina; ü ben risaputo che una mancanza di serotonina produce depressione. Studi inoltre dimostrano un’associazione tra carenza di deficit in vitamina D e un aumento rischio di sviluppare il cancro (quello del seno in particolare). La vitamina D rilassa i vasi sanguigni diminuendo la pressione sanguigna, protegge contro diverse radiazioni, diminuisce il rischio di sviluppare l’artrite reumatoide, e riduce il rischio di sviluppare sia il diabete tipo I che la sclerosi multipla.
Nel 2016 è stato effettuato uno studio in cui si riscontrava una diminuzione di 25-OH-D nel sangue nei pazienti con una scoliosi adolescenziale idiopatica. Il meccanismo che unisce i due fattori non è ancora chiaro ma la conclusione dei ricercatori era di supplementare con vitamina D pazienti a rischio fino alla maturità scheletrica (16-18 anni d’età).
Da quanto elencato sopra si può capire perché la vitamina D è al centro di tantissime ricerche scientifiche e perché negli anni la sua importanza in campo medico sia esplosa. Il metodo per controllare i vostri livelli di vitamina D è attraverso un esame del sangue. Al prossimo controllo parlatene col vostro medico, il vostro corpo vi ringrazierà!
Referenze:
KD Cashman, et al., “Vitamin D deficiency in Europe: Pandemic?”, Am J Clin Nutr 2016.
P Pludowski et al., “Practical guidelines for the supplementation of vitamin D and the treatment of decifits in Central Europe – recommended vitamin D intakes in the general population and groups at risk of vitamin D deficiency”, Endokrynologia Polska, 2013.
A Gozdzialska et al., “Association of calcium and phosphate balance, vitamin D^, PTH, and calcitonin in patients with adolescent idiopathic scoliosis”, Spine, 2016.